Biografia

 

Scrivere. Aprire il grande libro della Storia con l’urgenza di riscriverne alcuni pezzi, per raccontare la faccia nascosta della medaglia, sapendo che non tutto e non sempre quello che ci viene tramandato dalle fonti ufficiali corrisponde al vero. E’ quello che ho fatto quando mi sono messa sulle tracce di Erzsebet Bàthory, la contessa ungherese del Seicento murata viva per colpe mai commesse. Ne è nato un romanzo - Il bacio del diavolo (Spring) - presentato, tra l’altro, a un Forum di letteratura in Olanda, all’Aja; recensito sulla rivista dell’Istituto Italiano di Cultura di Budapest; vincitore del premio letterario”Parola di donna” di Potenza. Tutto nel 2004.

Ma prima delle vicissitudini di Erzsi avevo raccontanto- ne “Lo scettro di seta” – quelle della regina assira Semiramide, assente dai testi scolastici, “chiacchierata” dagli antichi, addirittura negata da tanti studiosi che pretendevano non fosse mai esistita. Lei, invece, come testimoniamo le steli ritrovate nel corso di una campagna di scavo inglese negli anni Sessanta del secolo scorso, ha vissuto a lungo e governato con saggezza un regno vasto e ricco di bellezze.  Nel 2003, lo “scettro” si è guadagnato il primo posto al premio letterario Città di Leonforte.

“Gilles, che amava Jeanne” racconta una storia fosca. Lui, Gilles de Rais, era un tipaccio: bello, colto e ricco, ma crudele. Perrault ci si ispirò per scrivere il suo Barbablu. Ha una bella prefazione di Milena Milani e mi ha dato la soddisfazione di due medaglie d’oro: una me la sono andata a prendere a Caserta, nel suggestivo scenario delle seterie di San Leucio. Primo premio”F. Nuvolone“. L’altra, un secondo posto, l’ho conquistata al premio torinese “Penna d’autore”.

Franco Cardini.  Nella prefazione al mio “Nella foresta di Soignes” ha scritto di averlo cominciato a leggere di malavoglia, solo per non dire di no all’editore. Poi, però, ha messo nero su bianco di aver avuto un tuffo al cuore quando nel mio romanzo ha riconosciuto il suo medioevo. Detto – anzi, scritto – da uno storico del suo calibro, non può che fare piacere.

Poi ho cambiato casa editrice e sono passata a Scrittura&Scritture di Napoli.

Altri protagonisti, altri romanzi, altre avventure. Giovanna I di Castiglia è passata ingiustamente  alla storia come la “Pazza”, ma lei, pazza non era. Vittima di intrighi, ambizioni, brame di potere in senso alla sua stessa famiglia, fu relegata per quasi cinquant’anni in una fortezza sperduta lungo le rive del Duero.

Con il mio “Le rose di Cordova” ho cercato di renderle – se non giustizia – almeno un po’ della dignità perduta. L’ho presentato a Madrid, nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura, poi in un convegno all’Università di Bergamo, dove una studentessa  si è laureata con una tesi su questo mio romanzo. Successivamente – una volta diventato “Las rosas de Còrdoba” (eccellente traduzione e studio preliminare di Maria Mercedes Gonzalez de Sande, docente dell’Università di Oviedo)- ne ho parlato alle Università di Siviglia, Salamanca, Almeria. Nell’ottobre 2013 l’ho presentato a Piola libri di Bruxelles ed è stato un successo. Sulle mie “rose” hanno scritto in tanti: Sandro Angelucci, Sergio Auricchio, Yvonne Aversa, Marina Caracciolo, Letizia Casella, Graziella Falconi, Fausta Genziana Le Piane, Pasquale Matrone, Stefano Valentini…Dal 2013 il romanzo è stato inserito tra le letture obbligatorie dei corsi di filologia italiana dell’Università di Oviedo.  Nell’ambito del festival Food&book , l’ho presentato alle terme di Montecatini, nello splendido caffè storico Tettuccio, poi ne ho parlato a Montignoso (MS) a Villa Schiff, sede del Comune. Nell’ottobre del 2014 è stato ospitato all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona; nell’estate 2015 a Villa Giorgia, sulle colline pistoiesi, con danze in costume rinascimentale, poi a Varazze in un gioiello di libreria vista mare. Nel 2016, una classe del liceo Villari di Napoli lo ha messo in scena, in tre atti.

Bellissima l’esperienza spagnola. Determinante l’incontro con Mercedes Arriaga Flòrez, ordinario di letteratura dell’Università di Siviglia e fondatrice del gruppo di ricerca “Escritoras y Escrituras”. Straordinaria. Con lei si si sperimenta apprendendo, ci si diverte scoprendo. L’argomento? Le donne. Nella storia, nella letteratura, nella religione, nell’arte. Per superare vecchi steccati e allargare i confini di ancora troppo stretti orizzonti.

Pochi conoscono Gian Luca Squarcialupo. Eppure, ebbe il fegato – nel 1517 – di sfidare il Viceré , quando la Sicilia stava ancora sotto il giogo degli spagnoli. Era un mercante,non un uomo d’armi, ma impugnò ugualmente la spada per capeggiare una rivolta che mise sottosopra Palermo. Le sue vicende, intrecciate suo malgrado con le trame dell’efferata setta dei Beati Paoli, l’ho ricostruite ne “Il mercante di zucchero” e poi sono andata a raccontarle in un paio di scuole pugliesi e al liceo Visconti di Roma, dove i ragazzi l’hanno seguite con passione, smentendo chi sostiene che i giovani leggono poco e non hanno interessi. Al premio “Città di Pontremoli” del 2012 il romanzo  s’è classificato terzo e m’ha offerto l’occasione di scoprire una graziosa cittadina sospesa nel tempo, con il teatro che è un gioiello del Settecento, i ponticelli di pietra, le steli antiche d’una trentina di secoli.

A “Sogni diVini” ci sono particolarmente legata. Un racconto che sa di vendemmie,bevute, profumi di vigne e di vino, sogni e promesse. Quando era inedito, ha vinto due premi: “Verdicchio d’Autore” e  “Cesare Pavese“. E son piovute bottiglie di barbera, barolo dolcetto d’Alba,passiti e verdicchio…Emozionante ricevere uno dei premi nella chiesa sconsacrata di Staffolo, paese medievale  (Verdicchio d’autore) e l’altro, nella casa – ora museo – di Pavese, a Santo Stefano Belbo. Nel 2013, nell’ambito del festival Food&book, ne ho parlato sui…vagoni di Italo, nel viaggio da Roma a Firenze, presentata da Gino Manfredi. Nel 2017, Sogni diVini parla…spagnolo, tradotto da Maria Reyes e pubblicato da Arcibel, Siviglia.

Prima di morire, Mozart credeva d’essere stato avvelenato con l’acqua tofana. Cos’era? Per raccontarlo ho scritto “Un sorso di arsenico“, premiato al Villa Morosini, sulle rive del Po. E’ la storia irriverente della bella Giulia Tofana, vissuta tra Roma e Palermo all’inizio del Seicento, inventrice di un veleno micidiale e – per l’epoca – perfetto, che ancora oggi porta il suo nome. Non lo vendeva a tutti, ma solo alle donne che volevano liberarsi di un marito bisbetico e manesco. Ne ho parlato in un convegno di scrittrici al museo Eroli di Narni, in un convegno “al femminile” tenutosi all’Università di Sassari, alla fantastica libreria delle donne di Firenze. Dal 2015 parla anche inglese, in ebook, ed è diventato The lady of poisons. Nel 2017, nuovo titolo, nuova veste, è diventato “Giulia Tofana. Gli amori i veleni”. Presentato a Roma-Orte-Como-Torino-Salerno-Viareggio

Nel 2012 sei miei racconti, tutti premiati, sono diventati “I racconti dell’ombra”. Gli studenti del liceo Alpi di Rutigliano li hanno letti e poi me li hanno brillantemente commentati.

Nella primavera 2014 è stato pubblicato “La Riva Verde”  e ha già fatto parlare di sé a Sassari, Alghero, Roma, al museo di storia naturale del Mediterraneo di Livorno e a quello civico di Albano, alla caffetteria dell’ex convento delle Oblate di Firenze, al Centro di Documentazione Donne di Ferrara. Ne ha parlato M. Arriaga a Cordova, nell’ambito del XV Congresso Internazionale della Società Spagnola di Italianisti. Nell’ottobre 2014 ha vinto il premio della giuria del concorso Biblioteca Guerrato di Rovigo per il miglior romanzo storico e nel marzo 2015 Letizia Casella lo ha presentato nella biblioteca civica di Genova-Sanpierdarena. Nel 2015 è stato presentato al Festival di Letteratura Femminile di Narni.

Nel volume “Storie di donne che non si arrendono” (Aracne editrice, 2012) si parla di : Franca Rame, Elena Bono, Silvana Grasso, Tina Modotti, Anna Magnani, Alba de Cespedes e Adriana Assini. Se sono finita in mezzo a tutte queste donne di valore lo devo a Letizia Casella, che firma il pezzo su di me.

Nell’aprile 2014, all’Università di Siviglia, Maria Reyes Ferrer ha discusso la tesi di dottorato sulla mia opera. Chapeau!

E la ciliegina sulla torta? il 3 e 4 luglio 2015 all’Università di Siviglia si è tenuto un convegno molto speciale: “Reescrituras y herméneutica en la literatura italiana: homenaje a Adriana Assini”. Interventi sulla mia produzione artistico-letteraria di Mercedes Arriaga, Mila Clavijo, Joemi Burgos, Daniele Cerrato, Raùl Escalera. 

Marzo 2016, il mio nuovo nato: Un caffè con Robespierre. Si comincia con una presentazione alla Piola libri di Bruxelles, poi ancora a: Grosseto,  Gubbio, Roma, Napoli, Milano…e nella favolosa Villa Pisani di Stra, museo nazionale. Nel frattempo si è meritato il secondo premio nell’edizione 2016 de L’Iguana, promosso tra l’altro dall’Istituto di Studi Filosofici di Napoli, e il Premio della Giuria per il Miglior Romanzo Storico, L’Unicorno, Rovigo 2016. Dicembre 2016, intervento al Congresso Intersectiones, Università di Siviglia, nell’ambito della conferenza: Escribir y pintar: dos caras de la misma moneda. Poi l’avventura è continuata con belle tappe: Roma, all’Institut Français Saint-Louis; Viareggio, in libreria; Asolo, sede del Municipio; Foggia, alla Fondazione Banca del Monte; Santa Margherita Ligure, nella rocca cinquecentesca.

Settembre 2016: nella collana Donne del Novecento, esce Adriana Assini. El universo femminino entre literatura y pintura, saggio di Maria Reyes Ferrer. Prefazione di Maria Mercedes Gonzalez de Sande. Una meraviglia.

Dipingere. Poche mostre ma con stile. Roma, Madrid, Bruxelles (anche al Parlamento Europeo), Siviglia, Londra. Acquerelli coloratissimi, che attingono dal mito, dalle leggende, dalle favole…e dal mio mondo onirico. E che spesso finiscono sulle copertine dei libri (per i curiosi c’è un’apposita voce nel menu di questo sito). Il calendario 2016 del Grupo de Investigaciòn sivigliano è interamente illustrato con i miei acquerelli.